USA contro il collettivo italiano Autistici/Inventati

 

Di seguito due articoli da “ilmanifesto.it” del 28 agosto 2026

 

Terrorista è la piattaforma

Mario Di Vito

Dati in pasto Il collettivo italiano Autistici/Inventati sanzionato dagli Usa: «Aiutano gli Antifa». Per uscire dall’elenco dei cattivi deve fare abiura

Edizione 28/08/2026

 

 

ebc0130e-3f65-458c-9299-bb02d55f477d

Menlo Park, California, una protesta proPal davanti alla sede di Meta – Foto Getty Images

Uscire dalla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche non è difficile. Basta compilare un modulo online e lì dichiararsi ravveduti del proprio comportamento. Bizzarrie legate all’assurdità intrinseca della guerra che l’amministrazione Trump sta facendo agli «Antifa» e in generale a tutti quei gruppi «di sinistra» ritenuti responsabili di chissà quali violenze nel paese. Autistici/Inventati, in questo contesto, è accusato di offrire infrastrutture digitali a questi «gruppi violenti».

Da qui la sua messa al bando, che prevede il congelamento di tutti i suoi beni patrimoniali che si trovano sotto la giurisdizione degli Usa o comunque a entità e società statunitensi e il divieto di effettuare qualsiasi transazione. Di mezzo ci vanno le persone che legalmente rappresentano la piattaforma, cioè gli appartenenti all’Associazione Investici che rappresenta il collettivo per questioni legali e burocratiche.

A questo proposito, l’Ofac (l’agenzia del Dipartimento del tesoro che gestisce e applica le sanzioni economiche e commerciali) ha emesso una General License n. 36, che autorizza fino alle 00:01 del prossimo 25 settembre 2026 (ora della costa Est) le operazioni ordinariamente necessarie per chiudere ogni rapporto esistente.

IN ITALIA, sul piano legale, Autistici/Inventati non rischia nulla: dal Viminale fanno sapere che, trattandosi di misure unilaterali decise dagli Stati Uniti, qui non c’è alcun obbligo di applicare sanzioni di qualsivoglia genere. Così è stato in effetti anche negli ultimi due casi simili, quello famoso di Francesca Albanese e quello della Federazione anarchica informale. Certo, non risulta nemmeno che il governo italiano abbia mai protestato per queste situazioni, e anche stavolta a prevalere è il silenzio più totale. La settimana prossima dovrebbero comunque arrivare alcune interrogazioni parlamentari da Avs e dal M5s. Il collettivo, ad ogni modo, ha tutte le intenzioni di difendersi: verrà trovato un avvocato in grado di interfacciarsi con gli Stati Uniti, poi è possibile il coinvolgimento dell’Eff, la Electronic frontier foundation, un’organizzazione non profit di San Francisco che si occupa dei problemi legali connessi alla difesa dei diritti digitali.

«RESPINGIAMO al mittente tutte le accuse – scrive il collettivo Autistici/Inventati in un comunicato – e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivisti, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente». E ancora: «Non ci fermeremo e continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, opponendoci in ogni modo alle accuse false costruite da un’amministrazione politicamente disperata che ha il solo scopo di distrarre le persone e i media dalla propria violenza e dal proprio desiderio di guerra. L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità».

Sin dalla sua nascita, nella primavera del 2001, Autistici/Inventati ha dovuto attraversare diverse vicende giudiziarie di vario ordine e grado. Era il 15 giugno del 2004 quando la polizia postale, su ordine della procura di Bologna che stava indagando su alcuni collettivi anarchici, si presentò alla serverfarm di Aruba a Soci, in provincia di Arezzo. Il personale presente acconsentì allo spegnimento momentaneo del server di Autistici/Inventati per permettere agli agenti di copiarne il contenuto. Soltanto un anno dopo, quando l’inchiesta si arenò davanti al gip, il collettivo venne a sapere che erano state violati circa 5.000 caselle mail, centinaia di siti e liste con decine di migliaia di partecipanti.

ARUBA non si era preoccupata di avvertire nessuno, anzi in un primo momento aveva parlato di un guasto tecnico per giustificare lo spegnimento, e così Autisciti/Inventati decise di varare il «Piano R*», cioè la dislocazione dei suoi server in più paesi. Qualche anno dopo, siamo nel 2009, a seguito di una querela presentata da Casapound, la procura di Avezzano emise una serie di rogatorie internazionali verso Norvegia, Olanda e Svizzera, ottenendo una nuova clonazione dei server.

Anche qui l’operazione intaccò i dati di migliaia di utenti, ma nel giro di poche ore, grazie proprio al Piano R*, Autistici/Inventati riuscì a riattivare i propri servizi nel giro di poche ore.

ANCORA oggi un gran numero di blog, italiani e non solo, si appoggiano alla piattaforma di autodifesa digitale nel nome dello slogan che l’accompagna da sempre: «Socializzare saperi, senza fondare poteri».

 

 

Gli attivisti: «Accuse strumentali, ci puniscono anche per il sostegno alla Palestina»

Daniele Gambetta

Dati in pasto L'intervista al collettivo A/I: «Il rischio maggiore, non solo per noi, è quello che in futuro non sia più possibile per una associazione indipendente fornire servizi al di fuori della logica commerciale»

Edizione 28/08/2026

 

Intervista

collettivo Autistici / Inventati

 

2f323451-c958-4711-91d4-4f7a76ed31a1

Hacktivismo – Foto Schwarz Digits/news aktuell via AP Content Services

Le conseguenze immediate dell’ordine esecutivo statunitense contro Autistici/Inventati sono soprattutto economiche e finanziarie, mentre restano da valutare i possibili effetti sul piano europeo. L’inserimento di una persona o di un’organizzazione nella lista antiterrorismo dell’Unione europea segue una procedura autonoma: la designazione americana, quindi, non comporta automaticamente il suo riconoscimento come organizzazione terroristica nell’ordinamento italiano o comunitario. Da qui partiamo per cercare di capire con il collettivo A/I cosa può succedere da qui in avanti.

Come pensate che gli Stati europei possano rispondere alla decisione delle autorità statunitensi?

Se intendi l’Ue allora la cosa più probabile è che senza un input interno (interrogazione parlamentare o simili) o esterno (richiesta ufficiale) la cosa possa passare del tutto inosservata. Anche se la situazione sarebbe un’ottima occasione per dimostrare da che parte si sta.

Come raccontate nel vostro libro +Kaos (AgenziaX, 2012), in passato avete già subito interventi repressivi contro le vostre infrastrutture. Quali ripercussioni concrete potrebbe avere oggi la decisione statunitense sulle vostre infrastrutture e sui servizi che offrite?

La nostra attività è completamente legale e infatti la portiamo avanti da 25 anni, questa è una precisazione che si rende necessaria in quanto l’accusa mossa dagli Usa è una odiosa prepotenza politica. L’attacco è un attacco economico, visto che dal punto di vista legale il nostro collettivo non è mai stato (per quanto ne sappiamo) accusato o indagato per i delitti elencati nel provvedimento degli Usa. Ci aspettiamo quindi ripercussioni sul piano economico che però potrebbero incidere su quello tecnico per cui, paradossalmente, anche se in questo momento non abbiamo problemi finanziari potremmo avere difficoltà con le controparti con le quali ci interfacciamo.

Nel comunicato statunitense il vostro nome compare accanto a quello di due realtà strettamente legate alla causa palestinese. Anche voi avete più volte preso posizione contro il genocidio a Gaza e avete partecipato a progetti come Gazaweb, nato per contribuire a ripristinare l’accesso a Internet in alcune zone della Striscia. Quando pensate che la scelta repressiva sugli strumenti di comunicazione alternativa sia pesata dal contesto di solidarietà internazionale di questa fase?

Come si può facilmente capire anche a partire dalla nostra home page noi sosteniamo il diritto della popolazione palestinese a non essere oggetto del un massacro sistematico e sosteniamo, in vario modo, le iniziative che riteniamo opportune. Sicuramente aver messo insieme tre soggetti diversi nello stesso provvedimento può far sorgere qualche sospetto specialmente se il principale punto in comune che hanno tra loro è proprio il sostegno alla lotta palestinese. Non va sottovalutato anche il fatto che molti dei gruppi che si oppongono a Trump usano i nostri servizi per comunicare e raccontare quello che succede negli Stati Uniti.

Le accuse non riguardano azioni violente compiute direttamente dal collettivo, ma il fatto di aver fornito strumenti digitali utilizzati anche da soggetti accusati di violenza o sabotaggio. Pensate che questa designazione introduca un precedente pericoloso, attraverso il quale chi gestisce infrastrutture di comunicazione può essere considerato responsabile delle attività dei propri utenti?

Certamente, a parte il fatto che nel provvedimento vengono citati un piccolo numero di casi, visto che i nostri utenti – per quanto siano pochi – sono comunque decine di migliaia. Segnalare la pubblicazione di un paio di rivendicazioni di attentati sui milioni di post pubblicati su noblogs.org è ridicolo. Farci bersaglio di un provvedimento così pesante e portare a sostegno nemmeno una decina di utenze ritenute pericolose è una evidente dimostrazione che l’accusa è strumentale e che il rischio maggiore, non solo per noi, è quello che in futuro non sia più possibile per una associazione indipendente fornire servizi al di fuori della logica commerciale. Nei nostri 25 anni di attività abbiamo sempre ottemperato a eventuali richieste dell’autorità giudiziaria anche se, a dire il vero, sono state davvero poche.

Quale risposta intendete costruire, sul piano tecnico, politico e legale? E che tipo di sostegno chiedete alle realtà che in questi anni hanno utilizzato i vostri servizi e, più in generale, a chi difende la libertà di comunicazione, la privacy e l’autonomia delle infrastrutture digitali?

Per il momento stiamo studiando le contromisure da prendere e quindi è un po’ presto per poter rispondere a questa domanda. Sicuramente la nostra risposta sarà articolata su più livelli: politico, tecnico, sociale e la solidarietà che stiamo ricevendo ininterrottamente da 24 ore è qualcosa che ci fa molto piacere e ben sperare di avere qualche possibilità concreta di opporci all’attacco dello Stato più potente della Terra contro un piccolo collettivo.

 

( da www.ilmanifesto.it )